Categorie
Cronaca

Interventi sanitari e incidenti a Busto Arsizio

Interventi sanitari e incidenti a Busto Arsizio, oggi 26 gennaio.

Alle 15,28 in via vicinale piombina c’è stato un incidente causato dal vento che ha fatto precipitare a terra uno sportivo col suo parapendio.

Si tratta di un uomo di 63 anni portato all’ospedale di Circolo di Varese in codice giallo.





Intervenuti sul posto anche il COMMISSARIATO BUSTO ARSIZIO, e i VVF VARESE.





Altri due incidenti sono avvenuti sempre in giornata:

– uno a scuola in viale Biagio Gabardi al n.1, con il coinvolgimento di un
ragazzo di anni 16, alle 13,44

-l’altro alle 8 in Corso XX Settembre: due auto si scontrate con richiesta di intervento sanitario su due persone, un uomo di anni 45 e una donna di anni 49.





Sul posto oltre i sanitari di AREU e i CARABINIERI BUSTO ARSIZIO





Categorie
Verbano-Cusio-Ossola

Vasto incendio boschivo sul Mottarone

Un vasto incendio, nella giornata di oggi, Domenica 26 Gennaio ha colpito i boschi del Mottarone. Sul posto, per domare le fiamme, sono intervenute varie squadre dei vigili del fuoco.

L’allarme è scattato intorno alle ore 11.45, quando sono intervenuti i vigili del fuoco. Sul posto sono giunti due automezzi di località Cotarno dal distaccamento di Borgomanero, insieme a tre squadre di volontari Anti incendi boschivi e ad un direttore dello spegnimento per coordinare il lavoro dell’elicottero.

Le fiamme sono state quasi del tutto domate intorno alle 17, quando l’elicottero rientrato alla base. Sono rimasti sul posto le squadre Anti incendi boschivi per le operazioni di bonifica e lo spegnimento degli ultimi focolai. A.L.




Categorie
Istituzioni

NSC, ringraziamenti al Gen. Nistri

Rileggevo l’intervento di venerdì alla scuola ufficiali, e devo ammettere che ho sottovalutato l’importanza di quello che è successo.
Credo che bisogna veramente ringraziare pubblicamente il generale Nistri, nostro comandante generale.
Lo voglio ringraziare per il suo straordinario discorso, perché ha fatto un intervento da vero sindacalista, indicando la sua visione personale su come deve essere il sindacato, dando una linea e divulgandola tra i suoi collaboratori.
Chiaramente non condivido la sua visione, non credo che né lo strumento militare né quello che ci riguarda direttamente, quello operativo, possano essere danneggiati da una sana e libera azione sindacale, che può esistere solo in ossequio alla Costituzione e allo Statuto dei Lavoratori.
Lo dimostrano, da decenni, i sindacati dei Fratelli della Polizia di Stato.
Ma l’aspetto da evidenziare, e lo ringrazio di nuovo, è che lo abbia fatto in totale libertà di espressione, in divisa, in servizio e in una caserma, in chiara violazione delle direttive di smd e, quindi, del suo ruolo.
Per me è stato rivoluzionario, un esempio da seguire, e mi aspetto che emetta immediatamente e coerentemente una direttiva che consenta anche a noi sindacalisti (paragonati al cocer già dalla sentenza) di non dover esercitare le funzioni sindacali esclusivamente in licenza, a riposo, a proprie spese, e aldifuori delle caserme.
Pretendiamo di poterlo fare come ha fatto lui e come fanno diversi delegati cocer che nei loro video e messaggi parlano tranquillamente di sindacato (e io sono d’accordo), magari anche in orari di servizio (e sono di nuovo d’accordo), in giro per l’Italia. .
Vogliamo entrare nelle caserme, parlare ai colleghi. Vogliamo entrare nelle scuole e parlare agli allievi; anche e, soprattutto, alla stessa platea che ha utilizzato l’altro giorno il nostro comandante generale, lo vorremmo fare per ricordare ai futuri dirigenti che comandare non vuol dire solo esercitare disciplina, ma significa prevalentemente rifiutare e combattere la discrezionalità che è prevaricazione e quindi violazione dei diritti e delle aspettative di ogni Carabiniere.
A questo proposito, per chi non avesse ancora letto il nostro comunicato stampa, voglio annunciare che Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, ha accettato di collaborare con Noi, di assumere una carica da dirigente sindacale nel Nuovo Sindacato Carabinieri, nella veste di responsabile dell’Ufficio Diritti e Legalità.
Un ufficio che avrà la responsabilità di portare avanti i concetti di cittadinanza attiva e mutuo soccorso, di riavvicinare l’Arma alla gente, al Popolo, e che si occuperà della educazione ai diritti, specialmente nelle nostre scuole.
Aspettiamo di entrare nelle caserme, aspettiamo la direttiva del Comandante generale, mentre chiederemo agli esperti del diritto se tecnicamente lo possiamo già fare, visto il suo esempio.
Comandante, Vogliamo avere la sua stessa opportunità, non ci deluda, sia coerente.
Con rinnovato profondo senso di gratitudine.
Roberto Di Stefano
Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri

Categorie
Istituzioni

Il capitano Ultimo entra a far parte del Nuovo Sindacato Carabinieri.

Notizia che apre nuovi scenari sul settore delle forze dell’Ordine, Ultimo non è certo il tipo da fare scelte azzardate e se ha scelto il Nuovo Sindacato Carabinieri, avrà fatto le sue riflessioni.

“Siamo contenti ed un pizzico orgogliosi – conclude il Segretario Generale del NSC – che Ultimo entri a far parte del nostro sindacato, con un ruolo di responsabilità nell’ambito dell’Ufficio Diritti e Legalità, perchè il suo esempio, la sua dedizione, il suo essere “servitore dello Stato” vuole anche essere la nostra linea guida in queste materie: auspichiamo che la collaborazione nata in questi giorni posso durare a lungo e possa portare ad un risveglio dell’etica e dei diritti che in campo militare vengono spesso calpestati. Siamo certi che le migliaia di militari che si riconoscono nei nostri obiettivi oggi gioiranno insieme a noi, perché il “nostro” simbolo ha trovato finalmente una casa che saprà accoglierlo come dovuto!”

Categorie
Uncategorized

Coronavirus: Appello Amsi e Umem all’OMS

Coronavirus: Appello Amsi e Umem all’OMS,

Foad Aodi;chiarere subito le cause scatenanti dell’epidemia e il ruolo dei Bi-Lab,Basta Bugie

Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e dell’unione medica Euro Mediterranea (UMEM) chiedono di fornire più chiarezza sulle cause scatenanti l’epidemia e del ruolo dei Bio-Lab di ricerca che sono stati costruiti per indagare sulle cause delle malattie virali più pericolose e, guarda caso, una di queste installazioni si trova proprio a Muhan e dove alcuni ricercatori stranieri nel 2017 ne hanno segnalato la pericolosità e il rischio ma furono inascoltati, come, sottolinea Aodi, ” E ora ce lo dicono anche i medici cinesi molto dubbiosi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sull’origine dell’epidemia”.





A questo punto soggiunge “Ci rivolgiamo all’organizzazione mondiale della Salute (OMS) per chiarire, urgentemente, le vere e reali cause del contagio e se il virus iniziale era mutato. Del resto non si può continuare a nascondere la verità alla popolazione come già è successo in passato.I medici cinesi affermano che da anni la popolazione di Muhan mangia mammiferi, serpenti, pipistrelli al mercato famoso dove si vende di tutto senza igiene garantita né controllata e questo mercato dista 32 kilometri dal laboratorio di ricerca voluto dai cinesi”. E’ quanto dichiara Foad Aodi Fondatore di Amsi e Umem e membro del Gdl Salute Globale Fnomceo che avanza, per altro, una serie di dubbi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sulle cause principali del contagio anche perché non si capisce come mai è aumentata tantissimo la velocità di contagio da uomo a uomo in una città e regione dove da sempre si mangiano regolarmente mammiferi non puliti e senza nessuna regola di contagio. È fondamentale dire la verità per poter affrontare l’emergenza in modo più efficace e più rapido in tutti i paesi dove sono comparsi dei casi sospetti compreso la Cina dove, stranamente, ogni 10 anni, circa, ce’ una emergenza epidemica con cause sconosciute, precisa Aodi.





Ufficio Stampa Amsi

www.amsimed.org

Categorie
Ternate

Varese, strade come groviera ad Avigno.

I giovani della Lega protestano contro l’amministrazione “pescando” delle spigole





Varese, 26 gennaio – “I rioni di Varese sono preda del degrado, con strade completamente distrutte, che abbassano nettamente la qualità della vita dei residenti. Da troppo tempo da parte dell’amministrazione comunale non arrivano risposte. Una situazione che colpisce anche Avigono, quartiere dove abito e dove i residenti mi hanno chiesto di fare da portavoce di questo problema, rendendolo mediatico, per attirare l’attenzione che, finora, non ci è stata data”.





Così Alberto Nicora, Coordinatore cittadino della Lega Giovani di Varese, che insieme ad altri giovani ha organizzato una protesta simbolica ieri ad Avigno.





“Vista la gravità delle condizioni del manto stradale – spiega Nicora – abbiamo ‘pescato’ delle spigole in buche che, con la pioggia, diventano dei veri e propri laghi”.

“Ogni giorno l’amministrazione comunale si vanta di aver fatto interventi e di aver stanziato risorse destinate alla riparazione delle strade, facendo passare l’ordinaria amministrazione per qualcosa di speciale. I residenti di Avigno sono stanchi e non ci stanno! E aspettano interventi che, ad oggi, ancora non si sono visti” conclude Nicora.  

Categorie
Cronaca

LA BUFALA SU CHIARA VIOLENTATA DA Karim Fatifh.

Lei è Chiara. Chiara il 27 settembre stava camminando per Torino quando per accorciare la strada ha preso un vicolo che passava tra due edifici. Chiara è stata violentata da Karim Fatifh, immigrato clandestino, che dopo aver abusato di lei l’ ha colpita con il suo organo sul viso ripetutamente. Oggi, 29 novembre, Karim è uscito di galera e potrà violentare di nuovo.

DICIAMO BASTA A QUESTO SCHIFO. IMMIGRATI A CASA LORO, STOP ALL’ IMMIGRAZIONE !!!!!
CONDIVIDI QUESTO SCEMPIO SE ANCHE TU SEI INCAZZATO


Si fa copia e incolla, si trovano foto in rete e si inventa una storia per colpire e catturare l’attenzione, per motivi politici, per avere visibilità e guadagnare qualche euro alle spalle dei “gonzi” e creduloni che abbondano in rete.





Categorie
Sindacato

“La prima donna” di Malusa Kosgran, un romanzo per raccontare le difficoltà del cambio di sesso





vi ricordo l’appuntamento di domani con la presentazione del romanzo dell’autrice e illustratrice Malusa Kosgran“La prima donna”, per la collana di narrativa ‘Varianti’ diretta dalla scrittrice Sara Rattaro.

L’incontro con Malusa Kogran si terrà lunedì 27 gennaio, ore 18.30, alla Libreria Verso di corso di Porta Ticinese 4′; l’autrice ne parlerà con Elisa B. Pasino, giornalista e scrittrice. 

Seguirà il giorno successivo, martedì 28 gennaio alle ore 18.30, nella sede dell’Associazione culturale Labò (via Farini 70 – Milano), l’inaugurazione della mostra delle illustrazioni realizzate da Malusa Kosgran per i volumi editi da Morellini Editore, primo degli appuntamenti che avviano le celebrazioni per il 15esimo anniversario della Casa editrice. 





Il libro è ambientato in Puglia negli anni Ottanta e ha come protagonista Gabriella, giovane donna che nel suo primo passato era Gabriele. Ispirato a una storia vera, “La prima donna” infatti vuole narrare, con coraggiosa ironia, le difficoltà fisiche ed emotive del cambio di sesso; è un romanzo affascinante che racconta una storia complessa con leggerezza e disincanto, lasciando al lettore il compito di seguire le fila del discorso inseguendo il protagonista nei vari flashback che caratterizzano la narrazione. 

Categorie
Curiosità

Lettera al mondo – I poeti scrivono ai potenti della Terra

Lettera al mondo – I poeti scrivono ai potenti della Terra

I poeti scrivono un messaggio ai potenti della Terra: restituite un futuro al nostro pianeta e una speranza alle generazioni che verranno dopo di noi. Non si può accettare che l’indifferenza e l’ignavia da parte dei potenti, dei leader delle nazioni conducano la civiltà e l’ambiente al disastro.

Non si può accettare che la loro ipocrisia e la loro paura siano causa di sofferenza e morte per un numero enorme di profughi. Non si può accettare che ai progressi della scienza e della tecnologia non corrisponda un’evoluzione morale e siamo ancora circondati da razzismo, antisemitismo, omofobia, xenofobia e altre forme di intolleranza. Non si può accettare che le future generazioni e le specie viventi diverse dall’uomo non abbiano diritti fondamentali. Con queste premesse alcuni poeti di diversi continenti, tutti impegnati a difesa dei diritti umani e dell’ambiente, hanno scritto la presente “Lettera al mondo” in cui chiedono con i loro versi ai governi, alle istituzioni internazionali, a coloro che gestiscono il destino del pianeta di abbandonare egoismo, avidità e indifferenza e di iniziare a lavorare, con responsabilità e dignità, per restituire un futuro al nostro pianeta e una speranza a coloro che verranno dopo di noi.

Lettera al mondo

Caro mondo, perdonaci
il sangue, il veleno e le lacrime
che abbiamo sparso su di te,
perdonaci il potere
che accordiamo ai tuoi carnefici.

Quando percorriamo le tue strade
vediamo l’ingiustizia
rivestire i muri delle nostre case.

La povertà è scritta
coraggiosamente sui libri;
siamo seduti, soli e desolati.

Potremo mai guarire le tue ferite,
le ferite della gente?

Dicci che non vivremo senza amore.
C’è gente che uccide e altra che muore,
una tendenza al riarmo nucleare
e
e ovunque rifugiati, come mai prima d’ora.

Ricorda e ricordaci che non sei nostro,
ma di altri che verranno.

E di altri ancora che verranno.

Sei così pieno di povertà e disgrazia!

E chi impoverisce e distrugge,
si fermerà mai?

Perdonaci le pietre e i lacci,
i morsi e le piaghe,
il buio e il grido dell’anima.

Oltre il confine 
l’unica domanda,
“Chi sei?”,
presume una sola risposta:
“Sono un uomo,
sono una donna”.

Ma il bimbo nato sul confine
a quale mondo appartiene,
da quale tribù sarà cresciuto?

I popoli hanno forme confuse,
le loro speranze hanno un respiro difficile.

Ai piedi del secolo rimangono
fiumi asciutti e spoglie macilente.

Un continuo dibattere e distillare
la pellicola della storia più conforme.

Perdonaci l’amore che abbiamo sepolto
l’odio che abbiamo scavato dall’abisso,
la nostra fame avida di luce.

Non abbiamo ancora le risposte che cerchiamo,
ma siamo qui da tanto tempo
e possiamo ancora diventare persone migliori,
capaci di gentilezza e rispetto.

Perdonaci la bontà che abbiamo allontanato,
gli altari su cui abbiamo sacrificato la memoria,
le buone parole che abbiamo tradite.

Se perdessimo il pensiero dimenticheremmo
tutti gli errori del passato, perderemmo il suono
delle parole e il loro mistero.

Perdonaci i confini che abbiamo superato
e che erano al di là della giustizia,
i nostri occhi, la loro indifferenza
che anticipa l’orrore.

Perdonaci se il tempo ha paura di noi
e se della sua linfa, dei suoi fiori
non abbiamo mai avuto pietà.

Ci chiedi di conservarti
così che tu possa preservarci.

Raggi di sole penetrano tra le fronde,
ma l’angoscia raggiunge le radici
e frecce d’acqua ti trafiggono il cuore.

Se perdessimo l’amore per la vita
saremmo freddi come il ghiaccio
e aridi come il deserto.

Perdonaci se i nostri figli nascono buoni
come angeli e sempre troppo presto
li iniziamo all’odio.

Perdonaci se siamo parte del tuo cuore,
respiriamo il tuo respiro,
ci nutriamo della tua polpa viva
eppure ti siamo nemici.

Attendiamo un salvatore
che fermi l’ascia indifferente
al vero splendore della natura.

Gli alberi scrivono
a coscienze inflessibili.

Perdonaci le guerre,
le stragi di innocenti,
le mura che innalziamo
davanti al dolore,
perdonaci gli inceneriti,
gli sfiniti, gli smembrati,
i soffocati, i dissanguati,
gli annegati e gli abbandonati.

Saremo grati a chi cambierà le cose
e aprirà i nostri occhi.

Non ci manca niente,
tranne un Amore che ci unisca.

Perdonaci di essere morte e menzogna,
caro amico tradito;
ma perdonaci solo se ci fermiamo in tempo.

Se non lo facciamo, lasciaci
alla nostra agonia,
come una ferita infetta
che guarirà da sola.

Roberto Malini, Isoke Aikpitanyi, Dario Picciau, Glenys Robinson, Alatishe Kolawole, Antonella Rizzo, Steed Gamero, Skylar, Daniela Malini

***

A group of poets have written a message to the powerful of the Earth: give our planet back a future and hope to the generations to come. We will continue to ask institutions all over the world to start a path of civilization that takes into account the rights of the environment, all peoples and future generations; we will no longer accept silence or empty words as answers.
We need leaders who listen to the voice of scientists, defenders of human rights and the voice of those who will come and who will judge our responsibilities regarding resources, biological wealth and social justice on our beautiful planet.
We cannot allow the indifference and apathy of those in power, the leaders of nations, to lead civilisation and the environment towards disaster.
We cannot allow their hypocrisy and fear to be the cause of suffering and death for a great number of refugees. We cannot allow the progress of science and technology not to go hand in hand with a moral evolution, and find we are still surrounded by racism, anti-Semitism, homophobia, xenophobia and other forms of intolerance.
We cannot allow future generations and living species other than man to be deprived of fundamental rights. Based on these premises, a number of poets from different continents, all committed to defending human rights and the environment, have written this “Letter to the World”, appealing through their verses to governments, international institutions and those in charge of the destiny of the planet to let go of all selfishness, greed and indifference and to begin working, with responsibility and dignity, towards restoring a future to our planet and hope for those who come after us.

A Letter to the World

Dear World, forgive us
the blood, poison and tears
we have spilled on you,
forgive us the power
we hand to your destroyers.

When we walk your streets
we see injustice
cover the walls of our homes.

Poverty is written
courageously in books;
we sit, alone and desolate.

Can we ever heal your wounds,
the people’s wounds?

Tell us we will not live without love.

There are people who kill, and others who die,
a trend towards nuclear rearmament
and everywhere refugees, like never before.

Remember and remind us you do not belong to us,
but to others who will come.

And others who will come after them.

You’re so full of poverty and misfortune!

Will those who impoverish and destroy
ever stop?

Forgive us the stones and shackles,
the bites and wounds,
the darkness and the screams from the soul.

Over the border, the only question,
“Who are you?”
expects a single answer:
“I am a man,
I am a woman.”

And the child born on the border,
which world does he belong to,
which tribe has raised him?

People take on blurred forms,
their hope has laboured breath.

At the end of the century
only dried up rivers and wasted ruins remain.

A continuous debate and synthesis
of the most conforming film of history.

Forgive us the love we buried,
the hatred we dug up from the abyss,
our hunger, greedy for light.

We still don’t have the answers we seek,
despite being here for some time
and we can still become better people,
capable of kindness and respect.

Forgive us the goodness we pushed away,
the altars upon which we sacrificed our memory,
the fine words we betrayed.

If we lost all thought, we would forget
all the errors of the past, we would lose the sound
of words and their mystery.

Forgive us the boundaries we crossed,
on the other side of justice,
our eyes, their indifference
that anticipates the horror.

Forgive us if time fears us
and we had no mercy
for its lymph, and flowers.

You ask us to save you,
so you can protect us.

Sunbeams filter through the branches,
but anguish reaches down to the roots
and arrows of water pierce the heart.

If we were to lose our love of life
we’d become as cold as ice
and as arid as the desert.

Forgive us if our children are born as
kind as angels, but too soon
we teach them to hate.

Forgive us if we are part of your heart,
if we breathe your breath,
feed off your living pulp,
and yet we are your enemies.

We await a saviour
who will stop the axe that is indifferent
to the true splendour of Nature.

The trees write
to unbending consciences.

Forgive us the wars,
the slaughters of the innocent,
the walls we erect
before their pain,
forgive us the incinerated,
the exhausted, the dismembered,
the suffocated, the murdered,
the drowned and the abandoned.

We will be grateful to those who change things
and open our eyes.

We’re short of nothing,
except a Love that unites us.

Forgive us for being death and lies,
our dear forsaken friend;
but forgive us only if we stop in time.

And if we don’t, leave us
to our death throes,
like an infected wound
that will heal itself.

Roberto Malini, Isoke Aikpitanyi, Alatishe Kolawole, Antonella Rizzo, Dario Picciau, Glenys Robinson, Steed Gamero, Skylar, Daniela Malini

Categorie
Associazioni

C’È SEQUESTRO E SEQUESTRO: NAVI ONG FERME IN MEZZO AL MARE

Dunque sono due le modalità in cui gli immigrati africani posso essere sequestrati sulle navi al largo delle nostre coste. La differenza non consiste nel tipo di nave (corvetta, cacciatorpediniere, portaerei, transatlantico, peschereccio, paranza …), né sul trattamento dei profughi a bordo. Le ONG forniscono sempre, più o meno, gli stessi servizi: medici per le ferite del corpo, psicologi per quelli della psiche, mediatori linguistici per comprendere le loro esigenze, avvocati per difenderli da quelle autorità cattive che vorrebbero sapere come si chiamano, da dove vengono, e osano nutrire dubbi sul loro essere profughi di guerra, perseguitati politici o altro del genere.

No, le vere varianti del sequestro sono soltanto due: tutto dipende da chi sta al governo e dal fatto che ci siano o meno elezioni in corso.

Se al Governo, e possibilmente al Ministero del’interno, siede l’Orco-cattivo-Salvini, allora devono essere sbarcati quanto prima, allora pm e giudici competenti si scatenano, allora le capitanesse delle navi che speronano le nostre imbarcazioni militari diventano eroine, allora la stampa tuona contro l’imbarbarimento dei tempi, allora la Chiesa zanotelliana si mobilita.

Se al Governo non c’è Salvini, i profughi possono rimanersene a bagnomaria in mezzo al mare, pm e giudici sbrigano l’ordinario (quei casi di pizzo e quei banali ammazzamenti che non fanno notizia), le capitanesse stanno a casa a cucinare le torte, la stampa è consenziente, la Chiesa zanotelliana silente.

Come dicevo, la stessa disparità di trattamento si verifica, anzi si accentua, in occasione di elezioni. Nella presente tornata elettorale calabrese e soprattutto romagnola, paventandosi per la Sinistra governativa un vero disastro, bisogna rinviare il lavoro sporco a dopo i risultati, per non contrariare l’elettorato in fuga. E allora, così come non si è voluto consegnare Salvini ai giudici prima del voto, con lo stesso fine si procrastina al dopo elezioni lo spettacolo dello sbarco, con annessi e interessati addetti ai lavori.  

Resta da vedere se quest’uso strumentale di persone e cose avrà il risultato che le Sinistre unite auspicano. Lo sapremo fra poco.

Alfonso Indelicato

Consigliere comunale indipendente eletto a Saronno